È da circa un paio di decenni che, per i collezionisti di tutto il mondo, il nome Breguet è indissolubilmente legato ai celebri tourbillon da polso. In realtà la storia di questo modello ha inizio in tempi ben più lontani. Fu proprio Abraham-Louis Breguet in persona a depositare il brevetto per l’invenzione del dispositivo tourbillon, il 26 giugno 1801 (la durata prevista del brevetto è di dieci anni). Grazie alla sua rotazione costante, il nuovo dispositivo annullava gli effetti della gravitazione terrestre e compensava gli errori e le fluttuazioni di funzionamento dovuti ai cambi di posizione dell’orologio. Semplice nel suo concetto ma assai complesso da realizzare, il primo tourbillon viene commercializzato solo a partire dal 1805. L’anno seguente Breguet lo presenta all’Esposizione nazionale dei prodotti industriali e ottiene un «rappel de médaille d’or». Il tourbillon, ormai inseparabile dal nome del suo inventore, sarà venduto in soli 35 esemplari fra il 1805 e il 1823.

In realtà il primo brevetto d’invenzione fu ottenuto da Breguet il 9 marzo 1798 ed era relativo allo scappamento a forza costante. Il principio si cui si basa questa invenzione consiste nel sostituire la forza motrice che anima il movimento di un orologio (che può essere irregolare), con una forza rigorosamente costante. Questa soluzione permette di utilizzare la forza variabile degli ingranaggi per caricare una molla o un peso, che darà un impulso costante direttamente all’organo in vibrazione. Notevole sul piano concettuale, ma molto difficile da realizzare, lo scappamento a forza costante è stato utilizzato da Breguet solo per rari orologi di prestigio.

Il tourbillon

Brevetto d’invenzione del tourbillon depositato, come abbiamo detto in precedenza, il 26 giugno 1801 (7 messidoro anno IX secondo il calendario repubblicano), ebbe in realtà un lungo periodo di sviluppo e di sperimentazione.  Tutto ebbe inizio alla fine del XVIII secolo, quando la tecnica nella realizzazione dei movimenti, e soprattutto dei sistemi di scappamento e dei bilancieri, di Breguet raggiunse un livello qualitativo così alto, da portarlo a credere di aver raggiunto il massimo livello di perfezione possibile. Come spiegare allora le notevoli differenze di marcia che venivano riscontrate nei suoi orologi variandone la posizione di lavoro? Ponendolo, infatti, in orizzontale o in verticale si ottenevano dei valori di precisione fortemente contraddittori. Il maestro pensò bene che la causa di queste variazioni fosse da ricercare nell’influenza della gravità terrestre sui moti inerziali del bilanciere. Al problema fu posto rimedio, alla maniera Breguet, ovvero aggirandolo con una grande e “semplice” intuizione creativa: fu realizzato un dispositivo che faceva ruotare in continuo su se stessi lo scappamento e il bilanciere, ponendoli all’interno di una gabbia girevole e svincolandoli dalla platina. Viene in questa maniera creata una variazione ininterrotta degli errori di posizione del bilanciere stesso e quindi degli squilibri che essi comportano: una sequenza costante di errori in positivo ed in negativo che porta ad una loro naturale compensazione, con il conseguente miglioramento prestazionale della precisione.

Oggi noi sappiamo che la precisione dei tourbillon non era dovuta tanto all’eliminazione degli errori causati dalla gravità terrestre, quanto ad una migliore lubrificazione del bilanciere e ad una più corretta distribuzione dei suoi attriti. In pratica il movimento continuo della gabbia permette allo scappamento di lavorare al meglio e garantisce un’usura omogenea di tutti i componenti, ridistribuendo continuamente nelle loro sedi gli olii lubrificanti, che un paio di secoli addietro non erano sicuramente sofisticati e a base sintetica come quelli di oggi. Tutto questo fu riconosciuto da Breguet stesso in una lettera al figlio: «Sono riuscito ad eliminare le anomalie dovute alle differenti posizioni del centro di gravità ed al movimento del bilanciere, ripartendo la funzione fra i differenti pezzi del bilanciere e i fori del perno, per assicurare che la lubrificazione delle superfici di attrito sia sempre uguale, malgrado la lubrificazione dell’olio».

Il tourbillon, termine derivato dall’astronomia che nel linguaggio scientifico del ‘700 era sinonimo di sistema planetario, è come abbiamo detto, una delle invenzioni più note, ma anche più difficili da realizzare, di Abraham-Louis Breguet. Dopo due modelli sperimentali, ovvero l’orologio nr. 169 offerto al figlio di Arnold nel 1809 e l’orologio nr. 282 ultimato nel 1800 ma venduto molto tempo dopo da Breguet Figlio, il primo tourbillon Breguet venne commercializzato solamente nel 1805.  I documenti d’archivio attestano che fra quell’anno e il 1823 ne furono venduti 35 esemplari a clienti prestigiosi quali il conte Potocki nel 1809, i principi spagnoli durante il loro esilio aValencay nel 1812 e il principe reggente d’Inghilterra, il futuro re Giorgio IV, nel 1814. La marca Breguet non abbandonò mai il tourbillon, anzi a partire dagli anni 1930 lo fece riscoprire al pubblico affidando la produzione di una serie di modelli a orologiai famosi come Robert-Charrue e Victorin Piguet.

Collezionare Breguet?

Non è facile comprendere le creazioni di Breguet: ci vuole tempo, conoscenza, amore per la meccanica e per il bello. Interessante è la descrizione che Marc Bascou, Conservatore generale del dipartimento degli Oggetti d’Arte del museo del Louvre, fa delle creazioni del grande maestro: «L’orologio Breguet è un oggetto perfettamente pensato, affidabile, leggero, gradevole al tatto. Non un oggetto da ostentare ma un oggetto personale, che quindi non ha più bisogno di esibire una cassa fantasiosa. La forma spoglia assomiglia a una pelle protettiva che avvolge il meccanismo. Dall’assoluta coerenza tra il calibro del movimento e il suo “abito” esteriore nasce una sapiente armonia, invece della preziosità ostentata ch’era di rigore in precedenza. Questa semplicità funzionale dipende in primo luogo da una geometria elementare, in cui il cerchio e la linea curva si prestano a variazioni infinite. Il volume della cassa, il tracciato dei filetti e dei profili arrotondati, il disegno del quadrante, la bellezza del meccanismo visibile: nulla è lasciato al caso».

Come se tutto questo non bastasse, Breguet è probabilmente il primo segnatempo ad essere stato collezionato, visto che ancora oggi si conoscono i nomi dei suoi celebri compratori, che sovente non si fermarono ad un solo acquisto. Se invece vogliamo considerare i tempi moderni, allora il punto d’inizio per la passione che accompagna questi preziosi orologi è senza dubbio l’asta “The Art of Breguet” della Antiquorum (allora ancora con il cappello Habsburg), svoltasi a Ginevra il 14 aprile del 1991. In quell’occasione Osvaldo Patrizzi e Jean_Claude Sabrier, realizzarono un’epica vendita monotematica che contava 204 lotti: da quel momento Breguet entrò nel cuore e negli interessi di tanti appassionati, che ancora oggi ne seguono le collezioni e le evoluzioni. Il tourbillon è senza dubbio la complicazione più amata e ricercata di Breguet e le sue quotazioni seguono costantemente la parte alta del mercato, specie quando si tratta di serie speciali o pluricomplicati. Impossibile dare delle quotazioni certe per i vari tourbillon prodotti, in quanto le stesse possono essere influenzate dallo stato di conservazione, dal luogo di vendita, addirittura dal momento in cui avviene la stessa. In ogni caso un tourbillon realizzato con la firma del maestro manterrà il suo valore nel tempo e questa, sicuramente, è la più importante delle garanzie.

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